Mal Comune…
Fonte: U.I.E. Linux / Blog
Ogni anno la Pubblica Amministrazione (Enti Pubblici non economici e Amministrazioni Centrali, esclusi scuole, università, centri di ricerca) spende 483,801 Milioni di Euro per l'acquisto di software applicativo. A questa ragguardevole cifra vanno aggiunti 438,728 Milioni di Euro destinati all'hardware e al software di base. Totale: 922,529 Milioni di Euro (fonte: CNIPA - Spesa di software nella Pubblica Amministrazione per l'anno 2004).
E' curioso che nella ricerca si ammetta “candidamente” che “non e' possibile scorporare le voci relative all'hardware e al software di base”. È come dire che sistema operativo e computer sono un blocco unico. Un'affermazione che incrementa, nell'opinione pubblica, il concetto secondo cui Windows sia sinonimo di macchina informatica.
Un altro luogo comune, per molti versi suffragato dalle lungaggini tipiche degli apparati burocratici pubblici, è l'estrema rigidità e refrattarietà a qualsiasi tipo di cambiamento. In questo senso, l'atavico adagio del “si è sempre fatto così...” di certo non aiuta il passaggio della PA verso soluzioni informatiche open source.
Peraltro, basta guardare qualche anno indietro e ricordarsi delle “feroci resistenze” di una consistente quota di dipendenti pubblici nei confronti dell'automazione. Negli anni '80, il passaggio dalla macchina da scrivere all'elaboratore elettronico, ha segnato profondamente le relazioni sindacali in quasi tutti i comuni italiani. Generazioni di ragionieri e, in generale, di amministrativi, hanno cercato di resistere in tutti i modi alla espiantazione delle loro care carte copiative, gomme dure e nastri bicolor.
Oggi, nonostante sia cambiato radicalmente il ruolo della PA, dalla mera rappresentazione legale alla produzione di servizi, inaugurando, di fatto, un rapporto inedito con il cittadino, ci troviamo pressoché nella medesima situazione di quasi trenta anni fa. Se paragoniamo, da un lato, la macchina da scrivere a Windows e, dall'altro, il computer all'open source, si ripropone il solito leif motiv del “si è sempre fatto così...”. Nuove generazioni di impiegati (e di dirigenti), ma la musica non cambia.
Un atteggiamento che va al di là del conservatorismo. Si pone, infatti, nell'ottica che la situazione data (sistemi operativi e software proprietari in uso nella PA) sia di per sé scontata.
Pendiamo, ad esempio, un recente bando di concorso del Comune di Modena (in rete ce ne sono centinaia di simili!) per la copertura di un posto al profilo professionale di avvocato. La prova orale, fra le altre cose, prevede anche l'accertamento “della conoscenza di una lingua straniera e dell’uso di apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse (windows, word, excell, internet) (art.37 D.Lgs 165/2001)”. Si badi che il Decreto Legislativo citato si ferma ad “applicazioni informatiche più diffuse”, senza elencare i vari software, aggiunti arbitrariamente (quando si dice la precisione!) dall'estensore del bando. Una curiosità, excel è stato proprio scritto nel bando con due elle. Chissà se qualche candidato avrà fatto notare che quel software non lo conosceva?
Come se non bastasse, al recente ForumPA 2008, Vittorio Pagani (Responsabile dell'Osservatorio Open Source – CNIPA) ha testualmente affermato che “si assiste ad un aumento nell’adozione di software open source (OS) presso le Pubbliche Amministrazioni (PA), sia centrali che locali. Dai dati del consuntivo delle PAC emerge che: nel 2007 l’80,39% utilizza software OS, rispetto al 72% dell’anno precedente (...) tra i principali vantaggi riscontrati vi sono l’economicità e la rapidità di acquisizione. La situazione all’interno delle PAL è sostanzialmente allineata, infatti si registra un uso di soluzioni OS presso il 78,4% delle amministrazioni (fonte ISTAT)”.
Forse, è giunto davvero il momento nella PA, che non dimentichiamolo “spende” soldi di tutti, di cominciare a guardare sopra il pelo dell'acqua. Anche perché, lo slogan di tutti gli amministratori pubblici è invariabilmente quello di mettere il “cittadino al centro di ogni azione”, facilitandogli l'accesso ai servizi comunali, compresi quelli online. Ma cosa ce ne facciamo della modulistica in formato docx, xlsx e pptx?
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