Linux come ambiente desktop: la discussione infinita
Fonte: www.matteomoro.net
Per certi versi ha ragione Napolux, ma l’avevo promesso e dunque ecco qua un post che definire noioso è un eufemismo. Si dice da anni (almeno una decina, secondo i miei ricordi diretti) che Linux avrebbe superato Windows come ambiente desktop: ne ho già parlato circa un anno fa e, rileggendomi, scoprio con piacere di trovarmi in parziale disaccordo con me stesso.
Lo dico fin da subito: parlerò solo di Windows e Linux perchè OSX non lo conosco. L’ho usato per non più di un paio d’ore in vita mia, a pelle non mi ci sono trovato bene e l’ho abbandonato. Siccome non mi piace parlare di cose che non conosco, preferisco evitarlo piuttosto che scrivere più cazzate del necessario. Altrettanto elegantemente, evitate i suggerimenti da fanboy sul sistema Apple, grazie.
Partiamo da “Linux come ambiente desktop”: cosa significa? Cos’è l’ambiente desktop? Una prima definizione che mi viene in mente, per separarlo dall’ambiente server, è questa: l’ambiente desktop è quella situazione in un ci sono uno o più utenti che stanno davanti al monitor e utilizzano la macchina. Che la utilizzino per collegarsi da qualche parte, per scrivere una lettera, per giocare, per quardarsi un film o per fare quello che più gli pare è, da questo punto di vista, irrilevante.
A questo punto, è chiaro come non esista un solo ambiente desktop, ma almeno uno per ogni utente. Dico “almeno” perchè l’ambiente che uso in ufficio è profondamente diverso da quello che uso a casa.
C’è quindi da chiedersi come sono fatti questi ambienti.. Li dividerei in tre grandi parti:
- Il sistema operativo vero e proprio, con le sue funzionalità di base
- Il supporto alle periferiche
- Le applicazioni
Già da questa suddivisione si notano differenze notevoli fra Windows e Linux. In Windows, il sistema operativo integra un’interfaccia grafica e un file-manager che fa anche da web-browser (Internet Explorer). In Linux, l’interfaccia grafica è slegata dal sistema e il file-manager è un’applicazione come un’altra. Di base, in molti ambienti, ma rimane un’applicazione “qualunque”.
Supporto alle periferiche
Ci sono differenze anche nel supporto alle periferiche: in Windows i driver non sono integrati nel kernel, in Linux si. Unito al fatto che i kernel Windows sono pochi mentre i kernel Linux sono molti, per un produttore di hardware è (relativamente) semplice svilupparsi in casa i driver per Windows e buttarli in un CD che allegherà all’hardware. Quando sviluppa per Win98/2000/XP/Vista ha fatto tutto quello che doveva ed è a posto. Per Linux non è che sia più complesso, è semplicemente diverso. Le distribuzioni sono molte, e spesso ognuna usa una versione diversa del kernel: ecco perchè i driver senza sorgenti che funzionano su un certo kernel (e quindi con una certa versione di una certa distribuzione) possono tranquillamente non funzionare con altre. Il problema non è tanto Linux, quanto lo sforzo del produttore di hardware.
D’altro canto, una periferica supportata (nativamente) dal kernel Linux oggi, lo sarà anche nelle versioni future. Questo non è vero per Windows: non sono pochi i casi di periferiche che funzionavano con Win98 ma non con XP, o che funzionano con XP ma non con Vista. Proprio per il fatto che i driver arrivano dal produttore, e se il produttore non li sviluppa per la mia versione di Windows non li svilupperà nessun altro. Chi si trova, o si è trovato, in questa situazione forse capirà come si sente ogni tanto l’utente Linux: l’ho già scritto, spero possa servire da lezione a chi parla tanto per parlare…
Da questo punto di vista, ho già espresso molte volte il mio parere: per un produttore di hardware, lo sviluppo dei driver è un costo. Per quanto riguarda Windows, il costo se lo deve assumere il produttore rilasciando (e, ultimamente, facendo certificare da MS) i driver corretti per un certo sistema. Per quanto riguarda Linux, il costo può essere in qualche modo “rovesciato” sugli sviluppatori del kernel a una condizione: rilasciare pubblicamente le specifiche dell’hardware. Il team di sviluppo del kernel è ben felice di sviluppare buoni driver quando i produttori rilasciano le specifiche.
Uno dei casi puù eclatanti è probabilmente HP, azienda che non credo faccia beneficenza. Oltre a rilasciare le specifiche dell’hardware, mette a disposizione un team di programmatori che collaborano con gli sviluppatori del kernel Linux per rendere disponibili non solo driver, ma anche le applicazioni accessorie legate ai loro prodotti. Chi ha provato entrambe le cose, sa che l’installazione di una stampante HP sotto Linux è tutta un’altra cosa rispetto alla stessa installazione sotto Windows: collegare la stampante e vedere un popup che dice “Ehi, ecco la tua stampante, l’ho configurata sai?” non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard (o il CD di installazione).
Le applicazioni
Chiarita (in minima parte, lo so) la questione dei driver, ecco la parte più spinosa: le applicazioni. Qui il discorso si fa estremamente complesso e legato a fattori che spesso superano sia le questioni tecniche che il normale buon senso (ho visto cose che andrebbero proibite per legge, alla tregua degli atti osceni in luogo pubblico…).
Il più classico dei desktop da ufficio parla di videoscrittura, foglio di calcolo, navigazione web e posta elettronica. Nel caso di Windows anche di personal firewall, antivirus e antispyware di vario genere, ma tralasciamo. Dove sta dunque il problema? Openoffice, Firefox e Thunderbird non sono abbastanza? Dipende…
Dipende dal sistema di posta elettronica usato (Lotus Notes è anche per Linux, Outlook un po’ meno…), da alcuni sistemi web based (se qualcuno ha provato a usare il sito dell’INPS con Firefox sa cosa intendo), da minchiate tutte italiane come la posta certificata (ho letto che dovrebbe funzionare, ma non ho mai provato personalmente), dal software per i commercialisti in Java e distribuito gratuitamente (ma che incredibilmente funziona solo sotto Windows, o quasi…), da software preesistenti e difficili da sostituire (si, qualcuno usa ancora gestionali DOS+FoxPro), da sistemi legacy con cui è necessario lavorare e complicati da abbandonare (Chi ha parlato di AS/400? IBM rilascia il suo Client Access anche per Linux. Piuttosto limitato, però…). Questi sono solo una piccola parte degli esempi possibili, giusto per capire quanto la situazione sia più complicata del nostro bell’ufficio che va avanti a Word/Excel/IE/OE.
Di chi è la colpa per queste situazioni? Difficile dirlo: è ben ripartita fra responsabili dei sistemi poco lungimiranti (c’è anche da dire che oggi può essere considerata una colpa, 15-20 anni fa un po’ meno), aziende di consulenza che considerano più la barriera a protezione delle proprie chiappe che la felicità del cliente, produttori di software tecnicamente incapaci di produrre software che sia almeno un minimo interoperabile.
E il desktop casalingo allora? Qui la situazione è ancora più complessa: anni di “il PC è per tutti” hanno portato a confondere le acque tra utilizzo e configurazione, facendo credere a chiunque sapesse distinguere fra gli N pulsanti del mouse di essere un tecnico. A questo punto è una giungla, c’è un’enorme barriera culturale da superare prima di arrivare anche solo a un minimo di consapevolezza sugli strumenti che si utilizzano. Non serve essere dei tecnici, basterebbe diventare utenti consapevoli, almeno un minimo. Personalmente non credo che questa barriera verrà superata, non nel breve o medio periodo, almeno.
Linux sfonderà come ambiente desktop o no?
A differenza di quanto sostenevo un anno fa, direi proprio di no. Ci sono alcune situazioni in cui questo potrebbe essere più semplice e altre in cui mi sembra semplicemente impossibile. Non si addossi però la colpa al sistema operativo, che ne ha ben poche. Le colpe, se proprio le vogliamo trovare, vanno cercate nelle persone: dal top manager che dall’alto del suo iPhone si crede l’esperto di turno al neolaureato in informatica che crede ancora che per utilizzare Linux sia necessario compilarsi il kernel da soli.
Ad oggi, il mio pensiero è questo: ognuno utilizzi quello che vuole, rispettando le relative licenze e non rompendo troppo il cazzo. Chi ha delle domande da fare le faccia, se posso sono sempre felice di rispondere. Attenzione, però: se fai una domanda devi essere pronto anche ad accettare la risposta, anche se non è quella che avresti voluto sentire!
Aggiungo un particolare irrilevante: l’arrivo di Windows Vista e il mio non-utilizzo del prodotto mi ha levato dalle palle un sacco di scocciature.
Mr.X: “Ehi, ho problemi blah blah blah…”
Matteo: “Con Vista?”
Mr.X: “Si”
Matteo: “Mi dispiace, non lo conosco.”
Da questo punto di vista, non posso che ringraziare Microsoft.
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1 Commento »
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Pubblicato il 08 09 2008 alle 13:33
Non c’è mica bisogno di alterarsi tanto per un post
Per il resto concordo pienamente con te quando dici che il vero motivo per cui Linux non diventerà un desktop alla “stregua” di Windows sta nelle persone e non nelle mancanze del sistema operativo stesso!